era senz'altro uno scatch divertente. difatti mi si stagliò un sorriso diagonale per qualche secondo. poi recuperai qualche altro salatino. e la smorfia si aprì, prima in un pertugio, poi in una voragine dove precipitavano i croccanti snack. qualcuno implorava clemenza appigliandosi a molari e premolari ed io, insensibile, li annegavo con una sorsata rinfrescante. perché ne avevo proprio bisogno con la sete estiva causata dall'inarrestabile riscaldamento condominiale. fiorini, il settantaquattrenne del primo piano, l'aveva fatto accendere all'inizio di novembre nonostante il permanere di un caldo eccezionale. da allora giravo in casa con pantaloncini e maglietta. per uscire ripescavo capi invernali solo quando ripescavo la ferrosa dalla cantina per mimetizzarmi tra gli universitari biciclettati che sferragliavano in multicolori bici. qualche volta in quel periodo mi ero anche spinto sui primi colli ritrovando una vegetazione certamente primaverile o al massimo settembrina. avevo vent'anni e mi sentivo testimone di un cambio epocale.
"è il surriscaldamento globale"
sì, quella la causa. gli esperti poi additavano colpevoli noi, le nostre auto, le fabbriche, i deodoranti e via dicendo.
"riciclare!, questo dev'essere l'imperativo", ripetevano.
ma era infinito e quello un trend passato con la fine degli anni novanta. io certo poi continuavo provarmici anche in quel periodo: avevo un sacchetto grande per le lattine e uno piccolo per i resti di cibarie. le bottiglie semplicemente le affiancavo sui mobili e in alcune avevo infilato qualche candela. creavano una bella ed accogliente atmosfera. anche i miei coinquilini conservavano le bottiglie. ma probabilmente il nostro era un tentativo di procrastinare la discesa per le ripide scale con una quantità sovraumana di tintinnante vetro. mi immaginai schiacciato da un sacco nero pieno delle bottiglie di vino comprate a pochi passi da casa. il calore aumentò solo all'idea dell'impresa erculea. ingollai l'ultimo sorso di birra. poi mi alzai affaticato e lanciai la lattina nel sacchetto ad essa preposto.
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lunedì 15 gennaio 2007
venerdì 12 gennaio 2007
global warming
bevevo una birra, guardavo la televisione e mi infilavo in bocca un mini pretzel dietro l'altro. riflettevo come uno specchio al buio sulle gravi questioni sollevate dai servizi alla televisione. provavo simpatia con la giornalista per la famiglia massacrata, apparentamene senza ragione alcuna, da un ragazzetto diciassettenne, mi sentivo sinceramente costernato per lo stupido comportamento di britney spears e trovavo allucinante il persistere di un clima, tutto sommato, autunnale. l'inverno non era arrivato. la neve era distribuita artificiosamente per lo scarso diletto degli sciatori, i capi invernali venivano scontati già prima del natale e rimanere in casa a bere birra sul divano non procurava lo stesso piacere dell'anno prima. "ma che cazzo succede?" interpretai la faccia sconcertata dell'anziano montanaro che cercava di spiegare, in un italiano zoppicante, il suo sconforto vedendo uno stagno coperto solo di una sottile coltre di ghiaccio. "qui ci facevo delle scivolate..." disse fantasticando, mentre una nostalgica colonna sonora sfumava il servizio. l'esperto disse in chiusura che la colpa era da attribuire del surriscaldamento globale. poi incominciarono i cartoni animati.
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