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lunedì 22 settembre 2014

Il bicchiere della staffa


A metà della frase ti rendi conto che fondamentalmente non hai niente da dire. Che quella storia non ti interessa e che vorresti solo rimanere lì appoggiato a svuotare quel bicchiere in sua compagnia. Senza nessuna pretesa, solo stare assieme in quel momento. Con l’odore della mattina che inizia a inumidire le strade. E poi camminare come se i portici di Bologna non fossero sempre gli stessi. Come se non li aveste già percorsi miliardi di volte cercando in una canzone una scusa per sorridere. Sentendovi unici come una coltellata nello stomaco. Rifugiandovi in una routine per sentirvi parte di qualcosa. Sforzandovi di pensare al lavoro come a una missione di vita. Ma che cazzo di missione è fare il fisioterapista? Era quella la faccia che aveva tuo padre alla tua festa di laurea. Con quel sorriso che si rivende ai vecchi amici persi di vista. Bologna è piccola e capita sempre di incontrare qualcuno, ma quando lo vuoi incontrare non c’è mai. E vorresti incontrarlo ora tuo padre e dirgli che ha ragione, è l’ultimo desiderio di questa notte che muore. Ma lei si sforza di sorridere alla tua storia e in fondo anche questo non è un brutto modo di finire questa serata.

lunedì 14 gennaio 2013

Emma Bonino non crede in Dio da quando ha dimenticato l’atto di dolore


E ti svegli e la cosa più familiare che vedi è una bottiglia di vino ribaltata. È ora di smetterla di camminare sulle mani con i piedi sulle spalle dei giganti che in realtà sono minuscoli pezzi di un tutto in frantumi. Un gioco all’incollaggio. L’equilibrio precario di un puzzle Ravensburger con una bambina piccola in casa di nome Sofia. Che sa di nuovo e pasta del Fissan. Che sai non ti farebbe dormire la notte. Che per fortuna non è più un problema tuo. Ti costa solo una percentuale dello stipendio e la totalità dei tuoi sentimenti. E ciononostante ciondoli e cammini in equilibrio. E ti sembra che non sia passato niente da quando c’era il tutto delle possibilità che hai esplicitamente rifiutato di cogliere. Perché le cose vanno e non abbiamo più il problema di trovare la carta de telex per scrivere, ma il tempo per limitarci a non farlo. Non abusarne. Sì, parlo di Baricco e della repubblica.it che ci mangia il cervello e ci gode ad inserire foto da cerebroleso al margine delle pagine. Che non possiamo fare altro che cliccarci. E poi scorrere la galleria fotografica. Anche se di Lapo Elkann non ce ne frega un cazzo, Nicole Minetti ha senso solo un una particolare posizione con dei particolari vestici che poi non si discostano troppo dalla realtà.
Ma non divaghiamo, parlavamo della tua bottiglia vuota, della figlia che non hai e del lavoro che stai perdendo. E lo sai che non è colpa della concorrenza, è colpa che il lavoro è brutto. Il capitalismo si è spiaggiato come la balena bianca di Moby Dick che ti rifiuti di leggere. Per partito preso, perché Moby è in qualche modo imparentato con Herman Melville e oggettivamente la musica di Moby è trista come Sara Tommasi che simula un orgasmo. E quindi ti bei nella tua ignoranza lambiccandoti col gioco della bottiglia. Pensando a come si sta bene in Cina, pensando al sapore di una mattina con due gradi in mezzo ad una montagna di neve e fumo puro che esce ad ogni respiro. Una pubblicità della vodka con qualche ribelle che non resiste alla voglia di tirarsi fuori le tette per protestare. E protestando la sodomizzi. E siete tutti felici fuori al freddo: tu, le Pussy Riot ed Emma Bonino.